Colderba, la storia di un territorio

Colderba, la storia di un territorio

Colderba è il toponimo della zona in cui sono piantati i circa 4 ettari di Grechetto, Viogner e Chardonnay ed è il nome che abbiamo scelto per il nuovo vino bianco, in cui il Grechetto, vitigno autoctono dell’Umbria, viene reinterpretato grazie all’incontro con vitigni più internazionali.

VAI ALLA SCHEDA TECNICA

Conosciamo allora meglio il territorio, la storia e i valori racchiusi in Colderba.

Seguendo con lo sguardo il profilo del monte Subasio, scendendo verso la Rocca Maggiore e superando più a sinistra il complesso della basilica papale di San Francesco, si scorge una zona collinare, la cui altitudine va dai 200 ai 300 m slm.

Su queste colline che dolcemente accompagnano lo sguardo fino alla pianura si susseguono campi coltivati e olivati, piccole abitazioni di campagna dalle architetture tradizionali, querce tra una proprietà e l’atra, che in passato avranno dato sicuramente qualche momento di riposo ai contadini.

Sulle ultime propaggini di queste colline si estendono per circa 4 ettari vigneti di Grechetto, Viognier e Chardonnay con prevalenza di esposizione NE- SO.

I toponimi racchiudono secoli di storia di un territorio e, scegliendo proprio Colderba come nome per nostro nuovo bianco, abbiamo voluto farvi avvicinare a questa terra cha tanto ha da raccontare.

Partiamo dall’origine del nome. Tenendo infatti in considerazione la fisionomia del territorio, verrebbe spontaneo collegare l’origine del toponimo a Colle dell’erba, ma altre ipotesi si fanno strada.

Il nome Colliserbe – Collis erve viene ritrovato in documenti della prima metà del XI secolo. La chiesa di San Pietro, per esempio, già risultava proprietaria di diversi terreni nel 1067 proprio in Colliserbe.

Secondo alcuni studi l’origine del toponimo risalirebbe addirittura alla dominazione longobarda, in particolare dal termine germanico Erve – Erbethen (eredità, donazione).

In questi territori si trova anche una piccola chiesa che ai tempi di San Francesco era dedicata a S. Lorenzo ed è tra quelle che Onorio III conferma al Vescovo di Assisi come chiesa dipendente dalla Cattedrale di San Rufino.

Per qualche secolo non si parla più di questa chiesa, forse perché abbandonata o forse crollata. È nel 1726 che il marchese Giovanni Ottavio Sperelli lascia come disposizione nel suo testamento la costruzione della chiesa come la conosciamo oggi, per conservarvi l´immagine della Vergine con Bambino, scoperta casualmente in un casale tra i suoi possedimenti. Da questa immagine deriva la nuova denominazione della chiesa con la quale è oggi conosciuta: Chiesa della Madonna di Colderba.

Questa breve nota vuole far conoscere la storia meno conosciuta di un territorio, quella fatta dalle persone semplici, dalle vicissitudini quotidiane di chi è venuto prima di noi e che giorno dopo giorno ha contribuito a scrivere la realtà di oggi.

SCOPRI COLDERBA

ACQUISTA COLDERBA

 

Fonti documentative e credits

www.iluoghidelsilenzio.it

Falcinelli – Per Ville e Castelli di Assisi – Vol I 1982
F. Guarino – La Valle del Tescio – Accademia Properziana del Subasio e Parco Regionale del Monte Subasio 2006